Castles in the Sky
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Una regia perfetta e una fotografia sublime si uniscono in una sintesi di 45 minuti, con la firma di Taylor Steele, produttore e direttore di San Diego, California, e i DOP Todd Heater e Alex Berger. Castles in the Sky mette in relazione il mondo fisico e quello spirituale, dove il gioco della mente che traballa si acquieta con il movimento e il surf ne placa gli umori, li eleva e ne raggiunge l’apice, la meditazione.
In questa sinossi di come il viaggio sia il compimento di un processo interiore, non potevano mancare i surfisti in cui lo stile è completamente in simbiosi con il moto delle onde surfate, dove la precisione e la fluidità delle manovre sull’acqua superano la bellezza dei luoghi stessi: Rob Machado, Dave Rastovich, Dane Reynolds, Dan Malloy, Mike Losness, Tim Curran, Jordy Smith, Craig Anderson, Pete Mendia, Dion Agius, Kai Barger, Gabriel Villaran, Mitch Coleborn e Kalani Robb.
In Castles in the Sky, la natura, impeccabile, passa in secondo piano rispetto alle persone incontrate, i loro ritratti, i loro visi sembrano spogli di contorno nella loro espressività come le onde sono nude e quasi senza lip nella loro continuità, surfate in una completa sospensione.
Mentre Rasta si infila in un molo indiano alle Laccadive e Dane surfa le onde innevate in Islanda, passando dal Vietnam, dall’Africa fino al Perù, cambiano i suoni; da un emisfero all’altro la colonna sonora, fatta di brani diversi tra loro in maniera assoluta, sembra avere lo stesso ritmo e fondersi in un’unica lunga nota di un mantra. L’inizio del film arriva dritto alla fine, raccontandolo nelle prime battute. Pura poesia.
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